FRANCESCO TEDESCO e la vita politica nell’età giolittiana di Don Pasquale Rizzo .
Ho voluto trasferire l’artico di Don Pasqualino Rizzo sul mio blog per ricordare a me stesso il valore e l’importanza di Francesco Tedesco.
“ Gli astri che brillano di luce propria non si ecclissano mai”,così il compianto Mons.Prof. Angelo Acocella telegrafò al suo illustre Concittadino Francesco Tedesco in occasione della sua nomina a Ministro del Tesoro del Gabinetto Luzzati (1910).
Nato in Andretta, fra i verdeggianti monti dell’Alta Irpinia, l’ 11 marzo 1853, Francesco Tedesco fu destinato dalle vicende della vita, dapprima negli uffici pubblici della Capitale, di poi nelle aule parlamentari e ministeriali. Fu come torre ferma tra le tempestose aure politiche di tempi oramai lontani, perchè l’animo suo, plasmato di rettitudine, di scrupolosità nelle proprie azioni di galantuomo, di fede cristiana, di amor patrio sotto la sapiente guida del Maestro Francesco De Sanctis, sentì tutta la bellezza morale dei doveri del cosciente cittadino italiano. Ebbe come primi educatori due sacerdoti: Il fratello maggiore D.Pietrantonio ed il Canonico D. Giuseppe Di Pietro di Guardia Lombardi. Fu alunno del Seminario di Nusco, dove apprese i primi elementi della sua vasta e profonda cultura.Ebbe in seguito come maestro Pietro Capaldo di Bisaccia- divenuto poi insigne magistrato ed illustre giurista. Fraquentò in Napoli le lezioni del fiorente Istituto Marciano. Francesco De Sanctis, che l’ebbe tra i prediletti suoi discepoli nella ” Seconda Scuola Napoletana” e come segretario in Roma, durante il suo mandato parlamentare, scrivendo il 29 aprile 1876 al Ministro Giuseppe Zannardelli, ebbe a dir di lui:” L’Avv. Francesco Tedesco è un distinto impiegato del Tuo Ministero, e conquistò il suo posto per concorso, e ha saputo mantenersi la stima e l’affetto dei suoi superiori con la sua puntualità e intelligenza nel servizio, e con la sveltezza del suo ingegno. Egli è mio compaesano, e me ne pregio, perchè onore di quel paese nativo. Vorrei che tutti i giovani imitassero il suo esempio… Io te lo raccomando sempre nei termini di giustizia, che non saprei fare raccomandazione altra, nè egli la vorrebbe”. Conseguita la laurea in legge nell’Università di Napoli a soli 20 anni, in seguito a concorso venne destinato nella Capitale d’Italia quale Segretario al Ministro dei Lavori Pubblici, essendo riuscito primo anche nel concorso del Ministero delle Finanze. Dopo un solo anno di carriera Silvio Spaventa lo volle suo Segretario particolare. Eguale fiducia riscosse presso altri non meno celebri Ministri, quali Baccarini e Branca. Percorse,così, rapidamente i diversi gradi sino a raggiungere, ancor giovane, quella di Ispettore Generale delle Ferrovie del Regno. Non vi fu Ministero di natura tecnica che non se lo condendesse per la sua mirabile laboriosità e per la sua eccezionale capacità. Nel 1981 fu eletto Consigliere Provinciale del Mandamento di Andretta e, nove anni dopo, Deputato del Collegio di Mirabella Eclano. A seguito di un coraggioso discorso sul bilancio dei Lavori Pubblici, pronunziato alla Camera nella seduta del 25 giugno 1901, venne dispensato dal servizio professionale , perchè si volle vedere nelle sue dichiarazioni una violazione dei doveri disciplinari a Lui incombenti per la sua carica di Ispettore Generale delle Ferrovie. Il ricorso, presentato al Consiglio di Stato a tutela dei suoi diritti, venne accolto ed Egli fu reintegrato nella carica giacchè nel suo dire, che aveva portato alla dispensa, venne riscontrato l’esercizio di una facoltà e l’adempimento di un obbligo inerente alla sua qualità di Deputato al Parlamento. Nel 1903, benchè Deputato di una sola legislatura e da solo tre anni, fu per la sua apprezzata competenza chiamato al Governo del Re come Ministro dei Lavori Pubblici. Nel 1904 ottenne la fiducia del mandato parlamentare del predetto Collegio di Mirabella Eclano e da quello di Ortona a Mara,per il quale optò. Alla Camera sedette ininterrottamente dalla XXI allaXXV legislatura. Nel 1905 fu destinato a far parte del Consiglio di Stato. Da questo tempo incomincia la sua veramente brillante carriera politica: fu più volte Ministro dei Lavori pubblici, del Tesoro,delle Poste e Telegrafi, delle Finanze. (a)Ministro dei Lavori Pubblici nei gabinetti Giolitti e Tittoni ( 1904-1905) Nuovamente Ministro dei Lavori Pubblici nel Gabinetto Fortis (1905-1906). Ministro del Tesoro nel Gabinetto Luzzati (1910-1911) e nel Gabinetto Giolitti (1911-1914). Interim delle Poste e Telegrafi (1913, assumendo anche la firma di Ministro di Guerra, durante la lunga malattia dell’On. Spinardi. Ministro delle Finanze nel Ministero Nitti (1919-1920, con delegazione della firma degli atti emanati dal Ministro del Tesoro, durante l’assenza dal Regno dell’On. Shanzer, e del Gabinetto Giolitti (1920).-Ebbe ancora altre cariche politiche: Consigliere della Corona Reale,Vice Presidente della Camera e della Commissione per la Burocrazia, Componente della Commissione per le esportazioni, Membro del Consiglio di Presidenza e delle Assicurazioni Sociali, Componente della Commissione di Organizzazione Civile di Roma durante la guerra 1915-18, Componente della Commissione per i provvedimenti del dopo-guerra, Giudice del Tribunale Supremo di Guerra e Marina, Presidente di varie Commissioni d’inchiesta parlamentari ed amministrative, presidente per molti anni della Giunta Generale del Bilancio, del Consiglio Provinciale di Avellino ecc. Ecco un compendio luninoso del suo assiduo e scrupoloso lavoro! Ministro dei Lavori Pubblici diede assetto al problema- che in quei tempi sembrava insolubile- del passaggio delle Ferrovie dalle Imprese private allo Stato. Ministro del Tesoro, al tempo dell’impresa della Libia, seppe provvedere alle spese di guerra senza ricorrere a mezzi straordinari. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giovanni Giolitti, disse in proposito:” Gran merito questo per un Ministro del Tesoro in un momento così difficile!”. Nell’amministrazione delle Finanze lasciò l’impronta sua personale- opera veramente preziosa per lo Stato-sì da far dire al Capo del Governo del tempo ( Giolitti) che ” l’opera di preparazione dei disegni di legge di natura finanziaria, che salvarono il credito dell’Italia ri salgono a Francesco Tedesco”. Quando tutti aspettavano leggittimamente di vederlo al timone del Governo ( essendo Egli da tempo nella ristrettissima lista dei Canditati al seggio presidenziale), la morte stroncò inopinatamente questa perla di gentiluomo e di statista ( 9 maggio 1921), orbando Andretta e l’Irpinia tutta del figliuolo migliore dei tempi nostri. Morì- disse l’On. Vincenzo Riccio alla Camera dei Deputati, nella tornata del 20 giugno 1921 “nella stessa casa, nella quale abitò agli inizi della carriera, mantenendo vita semplice,austera, quasi povera, pur essendo stato tante volte Ministro, pur avendo risolto problemi a cui erano legati grossi interessi finanziari”. Tramontava così fisicamente l’uomo dall’intelletto vastissimo, dalla vita austera,dall’animo infinitamente nobile! Egli seppe conservarsi puro come la neve dei suoi monti, forte come la fronte delle sue rocce, chiaro e limpido come le acque e gli orizzonti della sua regione natia. Indice inequivocabile e sicuro della considerazione e dell’affettuosa ammirazione, che Lo circondarono, sono l’autorità e il numero di coloro che lo commemorarono negli alti Consessi, che Egli aveva onorato con le elette virtù del suo in gegno e del duo animo. Alla camera dei Deputati parlarono di Lui con elevata commossa parola, oltre il Presidente De Nicola, gli On.li Riccio, Rubilli,Vittoria, Teso e Giolitti, Presidente del Consiglio dei Ministri. Al Consiglio di Stato fu commemorato, nell’adunanza generale del 2 giugno 1921 da Presidente Sen. Raffaele Perla e dal Presidente di Sezione On. Carlo Schanzer, che lo definì:” Una delle colonne della III Sezione. anche il Consiglio Provinciale di Avellino commemorò il suo illustre Presidente nella seduta del 7 giugno 1921 ed in tale occasione parlarono: il Comm. Giuseppe Ferrari, Prefetto della Provincia, quale Commissario del Governo; il Vice Presidente Avv. Oreste Franza, l’On. Rubilli e l’Avv. Aster Vetroni. Andretta, sempre grata e orgogliosa, custodisce la bronzea effigie del suo inclito Figlio come la espressione più alta delle qualità fondamentali della gente Irpina e come testimonianza del trionfo serbato a chi al forte ingegno sappia unire la rettitudine della vita. Il monumento, dal piedistallo in pietra di Trani, sorge nella vasta Piazza Centrale omonima. Il busto in bronzo- opera del noto artista Giovanni Nicolini ( autore di molte altre opere a Roma ed altrove, assai apprezzate),- è l’espressione viva e naturale dell’Uomo. Ne fecero,con mirabile slancio, spontanea offerta gli Andrettesi ( non esclusi quelli residenti in America); fu inaugurato il 10 agosto 1913 ed in tale occasione parlarono:Avv.Cav.Francesco Pennetta Presidente del Comitato appositamente costituitosi, l’Avv.Cav.Michele Cella e, per ringraziare,l’Avv. Ettore Tedesco. Andretta nel trigesimo della lagrimata dipartita volle onorare la memoria con l’offerta di una di bronzo. V’intervennero col popolo tutte le autorità locali ed il compianto Mons.Prof.Angelo Acocella,dopo le solenni esequie celebrate dal Clero nella Colleggiata, dinanzi al monumento con un forbito ed elevato discorso ne ricordò le opere. Anche il Capoluogo della natia Irpinia con squisito sentimento di graditudine gl’intitolò il lungo corso all’inizio della città ed il Consiglio provinciale volle perpetuarne la memoria con un busto in marmo in quell’aula che l’aveva ospitato Presidente per diversi lustri e che echeggiava ancora della sua autorevole parola ( Opera del prelodato scultore Giovanni Nicolini. Fu inaugurato alla presenza della vedova e del figliuolo on. Ettore, il 29 ottobre 1922. Commemorarono ancora una volta l’illustre Irpino il Presidente Avv.Vincenzo Catone,il Comm.Luigi Pentl’On.Rubilli, il Comm. Efisio Baccaretta, Prefetto della Provincia, quale Commissario del Governo. A tutti rispose commosso il figlio on. Ettore.) Il riconoscimento dei suoi meriti non si limitò nella cerchia dello Stato Italiano. Ebbe, invero, eloquenti manifestazioni di pregio presso diverse nazioni che si palesarono nel conferimento della più alta onorificenza dell’Ordine francese da parte del Presidente della Repubblica Loubert, di quella dell’Ordine di Serbia decretatagli dal Re Pietro, della nomina a Caballero Gran Gruz De la Real Orden de Isabella la Cattolica, in Spagna, a Cavaliere di Gran Croce e Gran Cordone del Sole Levante, Giappone, di Caballero Cran Cruz da la Real yDistinguida Orden de Carlo III, in Spagna. Tra le molteplici cure amministrative e politiche seppe trovare il tempo di coltivare le belli lettere, tanto da mandare a memoria il Poema Sacro dell’Alighieri. I suoi discorsi, a dir del Ministro Carcano “ sono stesi in buona lingua. A che varrebbe il suo culto per Dante se ciò non fosse? E del grande Maestro c’è quasi sempre nei discorsi dell’On. Tedesco qualche verso”. Oratore forte e convincente, nelle conversazioni amichevoli la sua parola riproduceva la chiarezza delle sue idee e il valore dei suoi giudizi. Le sue esposizioni finanziarie alla Camera elettiva restano come pagini magistrali di economia politica,nonchè di ” valore letterario”, come a riguardo si espresse Ferdinando Martini. Ha impresso tracce luminose del suo ingegno in varie pubblicazioni: Codice delle Strade; Degli appalti di opere pubbliche; Le tranvie. Sono legati altresì al suo nome i disegni di legge riguardanti la imposta sul patrimonio, la nominatività dei titoli e l’avocazione dei profitti di guerra di allo Stato. Collaborò pure in riviste e giornali, tra cui la ” Nuova Antologia”, trattando, fra l’altro, argomenti letterari. Molte opere pubbliche, delle quali si adornano l’Irpinia Verde edilforte e gentile Abbruzzo, testimoniano il suo grande amore per la propria terra e per tutti coloro che gli avevano solennemente espresso la fiducia degli interessi nazionali nominandolo loro rappresentante al Parlamento. Angelo Acocella scrisse che “Francesco Tedesco appartiene all’Italia tutta, a cui sacrò con eroica semplicità, il valore della sua mente; ma Egli è a preferenza, nostro, Egli è della nobile schiera degli illustri Irpini,degli autentici valori della vaga e diletta nostra Provincia, di gui fu a capo per oltre un triennio, sentendone e curandone i bisogni. Egli è dei fecondi campi nostri, delle verdi valli nostre, irrigate,dolcemente, da copiosi fiumi; Egli è del Santangiolese, come dell’Avellinese, a cui ha donato in tributo d’affetto, provvedimenti e vantaggi che si legano alle savie e provvidenziali leggi del Mezzogiorno. Se circa trecento chilometri di strade provinciali divennero nazionali e le sorgenti del Sele videro il loro nuovo corso per regioni sitibonde; se avemmo rotabili di accesso alle stazioni ferroviarie e più facili mezzi di comunicazioni con linee automobilistiche; se lo Stato ha speso e spende somme ingenti per ponti ed acquedotti e servizi telefonici, per scuole e istituti; se fu lenito di dolore di gravi calamità,tra noi, e si ebbero mutui di favore,sussidi ed un maggiore quantitativo di vettovagliamento durante la penuria della guerra; se il bilancio della nostra Irpinia uscì,bene spesso,dalle sue strettezze,pur non inasprendosi l’aliquota della sovraimposta provinciale, che si consrvò bassa per più di cinque lustri; se non pochi genitori, orbati dei cari figli, veggono mitigata la loro sventura con eque pensioni governative; tutto, tutto questo è opera solerte,paziente,affettuosa di Francesco Tedesco, come Presidente del Consiglio Provinciale, come Deputato,come Ministro,come Benefattore, che non ammette paragoni ingiusti”.-” Nei delicati uffici”, come si esprime l’On.Salandra,” lasciò fama di esperienza amministrativa, di grande laboriorità, di perfetta integrità personale”.- ” Francesco Tedesco”, ci dice con la sua autorità di uomo di esperienza, illustre vegliardo d’Italia On. Paolo Boselli,”è vivo nei monumenti del suo ingegno, della sua parola, dell’efficace attività sua negli uffici, nelle opere del Governo; vive in noi che l’amavamo: vive in chi ne segue le tradizioni e continua ad onorare il nome”. Ed il sentimento della gente Irpina, e precipuamente di quella di Andretta,sarà,nel tempo,di costante memoria e di compresa venerazione per il suo grande Concittadino, del quale la vita fu una vera affermazione di valori e virtù. Egli brillò, indubbiamente, tra gli astri più vividi del terso cielo Irpino; onorò con suo nome la propria stirpe, nonchè quella dell’intera Nazione Italiana. Pasquale Rizzo